GINIU

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Subito dopo al guerra, dal 1946 in poi si sviluppò, in Sardegna un’intensa attività distillatoria. Erano tutte distillazioni di contrabbando e pertanto venivano svolte all’aperto nei cortili  e generalmente nelle notti invernali.

All’epoca le forze dell’ordine potevano entrare nelle case senza bisogno di alcun mandato, era sufficiente che sentissero l’odore del distillato e potevano, se non si apriva, sfondare la porta di casa procedere al sequestro di tutta l’attrezzatura e arrestare il distillatore abusivo.
Nonostante il rischio e la paura di essere scoperti si distillava tutto quello che il territorio offriva, dal vinello al vino, dalle vinacce agli agrumi.
Nella nostra zona si distillavano soprattutto  i prodotti più rappresentativi in termini di quantità e di qualità ed erano l’uva vernaccia e quindi il vino vernaccia e i galbuli di ginepro.

Il distillato ottenuto era oggetto di commercio, oltre che di autoconsumo. Nella vendita del prodotto si cercarono subito dei nomi che identificassero il prodotto ma che non fossero riconducibili, dagli organi di vigilanza,al prodotto ottenuto dalla distillazione clandestina. Quindi nella fase di consumo il distillato di vinaccia fù denominato Filu ‘e Ferru e il distillato del vino  Abbadrenti.
La pianta del ginepro in sardo si chiama giniperu e il prodotto ottenuto con la distillazione dei galbuli venne identificato con il termine GINIU

La “commercializzazione “ del Giniu è durata sino ai primi degli anni sessanta, poi fù abbandonata in quanto era molto più semplice e pratico distillare il vino o le vinacce, oltre al fatto che erano più ricercati.
L’azienda SILVIO CARTA nel 1985 ha iniziato a distillare e quindi ha ritenuto corretto e identificativo della storia della Sardegna denominare il distillato di vinaccia: Filu ‘e Ferru, cosi come nel 2013 denominare il distillato dei galbuli delle piante del ginepro: Giniu.